L'ultima primavera 

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Testo: L'ultima primavera 
di GZ

Il gusto d’un passato remoto
s’impunta sulla lingua:
acido di gelso,
dolce di mirto.

Le filigrane della memoria
tessono un ricordo che s’addolcisce nel pianto.

Sull'erba in attesa del vento
m'adagio e consumo il ricordo.

Savi ulivi frusciavano semplici insegnamenti
e io,
imberbe,
cinguettavo
la felicità rimasta.

Rimbalzavano i fiori
e le api girovaghe
vorticavano smaniose.
Insieme imburravamo il tempo
di colori sgargianti.

Lo sentii dire
tra il meriggio della lucertola
e lo sforzo del sole:
mai più sarebbe calato
quel torpore ovattato.

Mai più sarebbe bastata
la pienezza del nulla.

Sarebbero sorte albe canute,
e io sarei fuggito nei viottoli freschi
delle canicole africane.

Nell’ombra ho posato i passi futuri
e come figlio del vespro
sono rimasto a sonnecchiare.

L'ultima primavera  testo di GZ
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